Ghost Adventures (Cacciatori di fantasmi) è probabilmente la più nota serie statunitense di investigazioni sul paranormale. Di sicuro la più longeva: tuttora in corso, il debutto risale al 2008 (o 2007, se si vuole considerare l’omonimo film in stile documentaristico che diede inizio a questa saga).
Ghost Adventures vanta allo stato attuale la bellezza di 26 stagioni e di 335 episodi (280 puntate più 55 speciali). Protagonista di questo show lo storico trio di cacciatori composto da Zak Bagans, Nick Groff e Aaron Goodwin. Almeno fino al 2014 – anno in cui Nick abbandona il programma, per intraprendere una carriera da solista. In cui produce Paranormal Lockdown (Case Infestate: fuori in 72 ore) e Ghosts of Shepherdstown (La Città Fantasma).
Al trio vanno aggiunti Billy Tolley e Jay Wasley, spesso invisibili perché dietro qualche telecamera o impegnati a monitorare le diverse apparecchiature elettroniche. Negli USA la celebre serie, prodotta dalla MY-Tupelo Entertainment, ha debuttato su Travel Channel, passando poi a DMAX e a Discovery+. Canali che ospitano lo show anche in Italia, almeno dalla decima stagione (le prime 10 erano su AXN Sci-Fi, canale di Sky). Sovente capita di vederlo nel palinsesto notturno del digitale terrestre. Alcune stagioni sono visibili su Prime. Diverse puntate e molti speciali sono però da noi rimasti inediti. Inoltre, per motivi ignoti, la versione italiana non segue l’ordine originale degli episodi, dando così vita a errori e sovrapposizioni.
Un’egocentrica introduzione
Ghost Adventures è introdotto da Zak Bagans, leader del team. “My name is Zak Bagans…” è stato per 10 anni l’incipit di ogni loro avventura. Questa intro venne successivamente riscritta per dare un’immagine più corale della squadra e per mitigare l’egocentrismo del leader. La personalità di Zak Bagans è fondamentale per capire l’impostazione di questo programma. Che si differenzia da tutti gli altri del genere per una serie di motivi, tutti riconducibili all’egocentrismo patologico del suo protagonista.
L’impostazione di Ghost Adventures è relativamente semplice, ed è una formula che è rimasta inalterata per circa 25 anni. Dopo l’introduzione di Zak – che sarà anche la voce fuori campo a commento dell’episodio – c’è la rituale visita al luogo infestato, solitamente accompagnati dai proprietari o dai custodi. I quali sono sempre felici di condividere gli svariati fenomeni paranormali a cui hanno assistito. Sulla base di questi racconti, il team segna i punti, per così dire, più caldi, tracciando sul pavimento una X con il nastro adesivo. In quei punti si posizionano le telecamere per la visione notturna.
Perché Zak & company si fanno rinchiudere dentro – nel manicomio, ospedale, scuola, maniero, villa che sia – dal tramonto all’alba. “[…] some of most highly active paranormal locations, where we will spend an entire night, being locked down from dusk until dawn.”
La tecnologia di Ghost Adventures
L’indagine notturna si avvale di una quantità davvero smisurata, almeno all’apparenza, di sofisticati apparecchi elettronici. Che poi sono in sostanza riconducibili a tre quattro funzioni di base: registrare immagini e/o suoni, attirare o ‘nutrire’ i fantasmi, infine dialogare con loro. Comunque, per dare l’idea dell’apporto tecnologico nella caccia a suddetti spiriti, ho voluto qui di seguito riportare l’intero (o quasi) repertorio delle attrezzature in questione. Telecamere a infrarossi, termocamere, a visione notturna, Full Spectrum (spettri UV, luce visibile e infrarosso tutti insieme), Kinect (tracciamento 3D personalizzato per rilevare forme spettrali umanoidi). Per ultima la Instrumental Trans-Communication, che cattura silhouette umanoidi attraverso la Comunicazione Strumentale Transdimensionale (sic).
Abbiamo poi i registratori digitali specializzati in EVP (fenomeni elettrovocali) e il microfono speciale in berillio d’oro con magneti esterni e cristalli di berillio interni. Termometri e torce a infrarossi e black light (luce nera che emette onde ultraviolette). Rilevatori di movimento, di campi (EMF) e di fluttuazioni elettromagnetiche, di vibrazioni energetiche sottili, di infrarosso passivo e fluttuazioni del movimento, di perturbazioni elettromagnetiche e/o di temperatura. L’EM Vortex crea un campo EM oscillante, agendo come un faro per gli spiriti. L’EM Pump invece crea campi magnetici per ‘alimentare’ gli spiriti. Anche se l’idea di ricaricare elettromagneticamente i fantasmi suona un po’ bizzarra.
Ho lasciato il meglio per ultimo: l’Ovilus cattura le onde elettromagnetiche e le converte in fonemi o parole. Lo stesso fa la versione PX, che ha però in più un dizionario incorporato. L’onnipresente Spirit Box è un dispositivo regolabile a scansione di frequenza, che permette di porre domande ai fantasmi e, soprattutto, riceverne le risposte (sic). C’è anche una versione video dell’Ovilus, cioè degli occhiali con Comunicazione Strumentale Transdimensionale e dizionario incorporato, così che le parole spiritiche vengano visualizzate direttamente sulle lenti.
Macchine scientifiche, complessi di professionalità e una tragedia sconvolgente
L’ultimo diabolico marchingegno è la SLS camera: un sistema di telecamere a sensore di luce strutturata che consente di rilevare presenze invisibili a occhio nudo, trasformandole in figure umanoidi stilizzate che spesso ballano o sembrano stare in cima alla testa delle persone. Nel Palomino Club le figure stilizzate mettono addirittura in scena uno spettacolo, ballando a comando (sic). Qualche maligno ha però ventilato l’ipotesi si tratti dello stesso software usato da Xbox Connect per riconoscere le figure umane durante il videogioco.
Questa continua e per lo più delirante manipolazione tecnologica dell’ambiente circostante dovrebbe, almeno negli intenti, da una parte avvalorare la loro professionalità, dall’altra oggettivizzare i risultati così ottenuti. Della serie: se la macchina scientifica rileva qualcosa (nota bene: qualsiasi cosa), allora vuol dire che i fantasmi esistono ‘scientificamente’. Questo demenziale sillogismo improprio sembra essere alla base dell’utilizzo – molto spesso a vanvera – dei sopracitati macchinari, ovviamente muniti di appositi effetti speciali.
Per quanto riguarda invece l’aspetto della professionalità – cosa che sembra ossessionare il team, o quanto meno Zak – riportiamo un estratto dalla seconda introduzione, quella in auge dalla nona stagione in poi. “Abbiamo lavorato molti anni per creare la nostra credibilità, la nostra reputazione. Con l’aiuto dei professionisti più rinomati del settore, abbiamo acquisito prove inconfutabili di attività paranormali.” Le collaborazioni con i “professionisti più rinomati del settore” (uhm) sono, a parte quelle pittoresche con preti e medium, assai sporadiche. Ricordiamo però quella con Debby e Mark Costantino, moglie e marito specializzati nella ricerca di EVP. La coppia collabora con Zak dal 2008 al 22 settembre 2015 – giorno in cui i due vengono ritrovati morti. Si tratta di omicidio suicidio, con Mark che avrebbe poco prima assassinato anche un’altra persona.
Ghost Adventures: la maledizione country e i graffi sul corpo
Il caso più interessante di Ghost Adventures in cui si furono coinvolti i Costantino è l’indagine al locale country Bobby Mackey’s, luogo noto come ‘il cancello dell’inferno’. E luogo che pare avere segnato anche Nick Groff, il quale dichiara che da lì qualcosa lo ha seguito fin dentro casa, dando vita a fenomeni tanto inquietanti quanto inspiegabili (che dovrebbero essere per lui all’ordine del giorno, vabbè). In verità non sono stati pochi quelli che hanno dichiarato di aver subito ‘oppressioni demoniache’ dopo aver partecipato alle riprese (tra loro anche un vescovo).
Sia come sia, subito dopo Nick Groff annuncia di voler lasciare lo show. Anche Aaron Goodwin, che viene spesso abbandonato da solo in qualche punto caldo per vedere l’eventuale reazione degli spiriti, afferma di essere stato al Bobby Mackey’s “sotto l’influenza di uno spirito oscuro”. In questo infestato e fatidico frangente Zak Bagans se la cava invece solo con un profondo graffio sulla schiena e, a suo dire, un forte senso di “inadeguatezza” (qualsiasi cosa volesse dire).
L’improvvisa e inspiegabile comparsa di graffi sul corpo degli investigatori del paranormale è sempre interpretata come segno di un attacco degli spiriti. Quando accadono questo genere di cose, Zak – che è famoso per questo – è solito contrattaccare. Inizia ad alzare la voce, insultando e provocando i fantasmi che gli stanno intorno. Li sfida eroicamente ad attaccare lui, dopo aver dato loro dei codardi, dato che se la prendono con donne o altri esseri più deboli (come i suoi ‘amici cameramen’).
La fantasia mostra, il fantasma appare
A forza di sgolarsi con insulti nonsense e inviti alla rissa metafisica, Zak riesce ad innervosire chi gli sta attorno, eventuali fantasmi compresi. In questo clima, così pesante e teso, hanno inizio le visioni di ombre (hai visto anche tu?), la comparsa di suoni (hai sentito anche tu?), e le allucinazioni tattili (cosa mi ha toccato, sei stato tu?). Tutte cose che vanno a comporre buona parte del substrato spiritico dell’episodio. C’è poco da fare: o credi che abbia visto, sentito qualcosa, che qualcosa l’abbia toccato, oppure casca tutto il palco.
Risulta evidente come questo tipo di indagini sull’occulto si basi fondamentalmente sulla sospensione di incredulità da parte dello spettatore. Noi dobbiamo innanzitutto credere a ciò che ci viene raccontato (ho visto, ho sentito, mi ha toccato), se vogliamo anche noi ‘vedere’ i fantasmi. Financo i dispositivi elettronici funzionano – paradossalmente – con lo stesso principio di sospensione di incredulità. Posto che le macchine stiano veramente rilevando questo e quello, come ci viene raccontato, noi dobbiamo soprattutto credere che un repentino cambiamento nella temperatura o nella carica elettromagnetica significhi una presenza spiritica. E il non plus ultra è ovviamente la ‘traduzione in parole’ di questi cambiamenti di stato. Noi assistiamo a surreali dialoghi tra l’irriverente Zak e fantasmi vari, se e solo se abbandoniamo qualsiasi sospettoso istinto critico, sospendendo la nostra incredulità.
Del resto, fantasma e fantasia condividono la stessa radice etimologica. Entrambe derivano da un verbo greco che significa mostrare ma anche apparire. La fantasia mostra, il fantasma appare. Due facce della stessa medaglia? Chissà. Ad ogni modo, tra fantasie e fantasmi noi vediamo solo il risultato (naturalmente montato e musicato a dovere) della riduzione ad un’ora del copioso materiale audiovideo registrato durante la notte. Spesso è proprio in sede di montaggio che la troupe realizza di aver presenziato, senza esserne stata consapevole, a qualche fenomeno paranormale. Potrebbe trattarsi di malfunzionamenti simultanei dell’apparecchiatura, esaurimenti della batteria, picchi di tensione ecc. Oppure di forze oscure che si nascondono e sussurrano nei sanguinosi sotterranei del passato americano…
La sospensione dell’incredulità in Ghost Adventures
Ad ogni modo, in un episodio di Ghost Adventures talvolta ci sono davvero dei momenti in cui Zak e gli altri hanno realmente paura, in cui anche noi spettatori abbiamo paura. C’è chi dice sia questo a rendere lo show un grande show, a prescindere dall’esistenza o meno dei fantasmi. E c’è chi dice che anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno.
Certo, talvolta non si possono negare, tra ombre e scricchiolii, delle presenze, per così dire, oscure. Spesso dietro c’è una spiegazione razionale. Qualche volta però non c’è. E Ghost Adventures sa giocare bene con l’attesa, l’enfasi, la paura e la curiosità. Anche se poi si rimane basiti di fronte ad uno che, rivolgendosi ad uno spettro, gli dice: “puoi parlare a quel microfono che vedi al centro della stanza”… O ancora più basiti, se non esterrefatti, quando uno dei medium chiamati da Zak afferma di aver sentito la propria stessa voce, e che il suo fantasma del futuro deve aver viaggiato nel tempo per tornare indietro – al loro presente – e dirgli qualcosa di importante. Cosa? Preso com’è dal complicatissimo (solo per lui) incastro di linee temporali, si dimentica di dirlo. E Zak di chiederglielo.
Le prime stagioni di Ghost Adventures erano a loro modo ancora oneste. Ma l’andare degli anni e l’arrivo del successo hanno finito per condizionare e corrompere irreversibilmente lo show. Naturale che, per tenere alta l’audience, si debba fare in modo che ad ogni puntata accada qualcosa di eclatante, allucinante, sconcertante. Ecco perché la serie finisce con il diventare sempre più finta, sempre più assurdamente artefatta. Se quindi una delle interviste iniziali sembra troppo moscia, ecco un esagitato Zak mettersi improvvisamente a correre, chiedendo a tutti: l’hai visto? sentito? l’hai ripreso? misurato? che valori hai tu? ecc. E ancora una volta, è sospensione dell’incredulità.
Essere Zak Bagans
La tattica adrenalinica preferita di Zak, quando sente di non essere più al centro dell’attenzione, è interrompere tutto e tutti, mettersi in posa – steso su un letto, seduto, appoggiato ecc. -, e immergersi in un mistico improvviso black out. Talvolta c’è anche un improbabile cambio di personalità, oppure possessioni semplici, rivelazioni interiori ecc. A pensarci bene, è incredibile come – dopo tutti quegli anni di attività – le ‘prove inconfutabili’ continuino a scarseggiare. Se non addirittura a non esserci proprio, dipende dai punti di vista…
In compenso c’è però una cruenta e continua battaglia con i fantasmi, dato che Zak è convinto di essere conosciuto – e temuto – dalla maggior parte di loro. Che sono da lui manicheisticamente divisi in buoni e cattivi. Non solo si diverte a stuzzicare e provocare quelli cattivi, ma anche a lasciare subito dopo il povero Aaron da solo a farci i conti. Aaron è, detto bonariamente, un pauroso grande e grosso babbeo, e le sue femminee grida di spavento sono fonte di ilarità per la troupe. Non che Zak sia da meno. Anche se ascolta impassibile (chissà perché) le minacce di morte rivoltegli dai demoni, al primo piccolo imprevisto rumore scatta come una donzella con le molle.
Ma sarà poi vero quello che si dice di Zak Bagans, ovvero che sia un codardo manipolatore bugiardo psicopatico narcisista bastardo? Parrebbe di sì. Lasciamo stare che, spacciandosi per medium, ogni volta finga di scoprire una o più morti misteriose avvenute nel luogo infestato in questione. Morti che addirittura spiegano la stessa infestazione. In realtà la storia è già da tutti ben conosciuta ed è solo una recita per le telecamere. Lasciamo stare che, despota arrogante e capriccioso, tratti male, se non malissimo, i suoi stessi compagni di avventure.
Ghost Adventures: jump the shark & spin off
Ciò che in lui è imperdonabile è lo sfacciato opportunismo affaristico. L’esempio più eclatante – uno dei suoi tanti ‘jump the shark’ – è il ritorno, l’ennesimo, al Goldfield Hotel nel 2021. Lui e il team ci sono già stati più volte ma quel particolare anno Zak sente che è in corso “an infection of darkness”, ed è quindi necessario il loro intervento. Strano, dato che per il resto dell’anno si può partecipare ad un tour paranormale dentro il pericolante e fatiscente edificio al costo di soli 20$ (in effetti è un affarone).
La cosa rivoltante è però la causa di questa oscura infezione: secondo Zak è dovuta alla presenza degli spiriti di Mark e Debbie Costantino (sic), che avevano lì indagato con la crew di Ghost Adventures. Dice anche di sentire che è come se il Goldfield Hotel gli avesse affidato la missione di liberare i loro spiriti imprigionati (tra l’altro, morti 6 anni prima). Non ci sono parole. La capacità di Zak Bagans di trasformare tutto ciò che riguarda il paranormale, e soprattutto l’ambito spiritico, in show business – il più delle volte di bassa lega – è impressionante.
Questo senza contare la miriade di spin off – Serial Killer Spirits, Screaming Room!, Quarantine e tanti altri -, alcuni dei quali semplicemente incentrati sul rivedere i momenti clou degli episodi del passato. O anche il Paranormal Challenge, un reality, ovviamente condotto da Zak, in cui i cacciatori di fantasmi USA si sfidano tra loro in case infestate (sic). In Deadly Possession Zak raccoglie manufatti ‘infestati’ per il suo museo personale di Las Vegas, la Wengert House. Last but not least (in realtà non sarebbe nemmeno l’ultimo ma meglio fermarsi qui) Demon House, abitazione dell’Indiana tristemente nota per alcuni fatti di possessione, che Zak decide di comprare per farne oggetto di shockumentary.
La migliore serie di caccia ai fantasmi in TV
Non occorre credere ai fantasmi per affermare che, parafrasando l’Amleto di Shakespeare, “ci sono più cose tra la terra e il cielo di quante non ne contenga la tua filosofia”. E anche in Ghost Adventures, che non ha la sobria serietà di Ghost Hunters (qui il nostro articolo) né l’allegro e carnascialesco candore di Living for the Dead (investigatori del paranormale LGBTQ+, provare per credere!), ha di tanto in tanto veri e propri momenti da pelle d’oca, realmente potenti, degni di cacciatori di fantasmi. Purtroppo smarriti in un oceano di cattiva finzione, dove anche la polvere che fluttua viene maliziosamente scambiata per pulviscolo energetico (‘orbs’).
Dove ogni episodio si conclude con il crollo emotivo di qualcuno, a causa di un fantasma che non si vede mai. Chiaro allora che se, come dice la drama queen Zak, tutto è paranormale (“everything is paranormal”), evidentemente niente è più paranormale.
Ghost Adventures non è la migliore serie di caccia ai fantasmi in TV. Probabilmente è la più popolare, essendo vista dalla Norvegia alla Nuova Zelanda, dalla Thailandia al Sud Africa e dai Paesi Bassi all’India. Ma non è la migliore serie di fantasmi in TV, nonostante in passato abbia vinto tre International Paranormal Acknowledgement Awards e due Spooktalkular Parawards. E nonostante nel 2020 abbia avuto la medaglia d’oro come Migliore Serie di Caccia ai Fantasmi in TV (sic) nel Paranormal Entertainment Award, Ghost Adventures non è la migliore serie di caccia ai fantasmi in TV. Forse è la più ridicola. Forse la più amata. O la più sgangherata. La più costosa. La più stupida. Forse la più vista.
Ma il problema di Ghost Adventures non è ciò che si vede, è proprio ciò che non si vede. No, purtroppo è anche ciò che si vede. A prescindere da fantasmi e compagnia bella.
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